STORIA DI FROSINONE: dalle origini a oggi

 

Età antica

Ritrovamenti in diversi luoghi nel territorio, come i manufatti in pietra del Paleolitico inferiore (circa 250.000 anni fa) rinvenuti in località Selva dei Muli, testimoniano di antichissimi insediamenti nella zona.

Sempre nella stessa località, circa 4.000 anni or sono, esisteva un ampio abitato eneolitico. Nel millennio successivo la presenza umana si sarebbe diffusa nel territorio, come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti nella parte alta della città (là dove sorgerà successivamente la cittadina volsca e romana), riferibili all’Età del bronzo finale (XII-X secolo a.C.), e nelle località Fontanelle e Fraginale, costituiti sia da resti degli antichi abitati, che da alcune sepolture databili intorno al VII-VI secolo a.C. È già volsca la necropoli casualmente scoperta presso l'odierno piazzale De Matthaeis, che comprende 21 tombe del VI-V secolo a.C.[6].

 

Le origini del nome

Frusĭno (questo il nome latino) era all'epoca abitata dal popolo dei Volsci, seppur compresa nel territorio degliErnici. Il nome preromano della città sarebbe Frusna, l'etimologia del quale è controversa; tuttavia si sono tentate varie ipotesi: una prima farebbe derivare il nome dalla radice del greco πόρτις (portis: giovenca); una seconda, osservando l’assonanza con radici etrusche, ricollega il nome ad un’ipotetica gens etrusca Fursina (o anche, FrusinaPrusina); a queste tesi se ne è affiancata una più recente, che basandosi sui legami tra le civiltà italiche preromane, ed in particolare quella etrusca, con i popoli accadico-sumeri, ipotizza influenze analoghe anche per i toponimi: stando a ciò Frusna avrebbe il significato di “terra irrorata dai fiumi”.

I Volsci nel Lazio

Non ci è dato sapere di un eventuale ruolo della città nelle guerre che videro contrapposti i Volsci ai Romani, sappiamo invece[7][8] che nel 306 a.C. la città fomentò assieme alla Lega Ernica una ribellione al dominio di Roma: come punizione il suo territorio fu ridotto di un terzo (che passò alla vicina Ferentino, rimasta fedele all'Urbe), fu saccheggiata e i capi della rivolta, deportati a Roma, vennero pubblicamente decapitati (303 a.C.). Fu in seguito devastata dall'avanzata di Annibale lungo la Via Latina (durante la II guerra punica), alla quale non volle arrendersi: questo le meritò l'appellativo, datole da Silio Italico, di Bellator Frusino, che tuttora campeggia nello stemma cittadino:

  « Fert concitus inde per iuga celsa gradum, duris qua rupibus haeret, bellator Frusino »
  (Punica XII, 39)

Silio Italico loda Frusino anche nel corso dell’elencazione degli alleati romani nella battaglia di Canne ("a duro Frusino haud imbellis aratro", VIII, 398). Anche scrittori greci la nominano nei loro scritti, mentre tra i romani, in seguito, Giovenale evidenzierà la tranquillità della città volsca.

Sappiamo che sotto la dominazione romana fu municipio con diritto di voto e fu iscritta alla tribù Ufentina; in epoca imperiale divenne colonia e parte delle sue terre vennero assegnate ai veterani, forse anche per contrastare un progressivo spopolamento.

Sulla diffusione del Cristianesimo a Frosinone non si hanno notizie certe, ma si ritiene che sia esistita un'antica diocesi; a Frosinone nacquero due pontefici, Ormisda e Silverio (unico caso di due papi padre e figlio), oggi patroni della città.

Molti scrittori antichi, tra i quali Tito Livio, Cassio Dione, Silio Italico, Festo Pomponio, Floro, Giovenale, Cicerone ricordano la città di Frosinone non solo per meri fatti storici, ma anche per le virtù dei suoi abitanti. Lo stesso Cicerone nel territorio di Frosinone possedeva una villa o un fondo come è possibile intuire da una lettera inviata al suo amico Attico[9]. Nonostante le traversie politiche e militari, Frosinone fu Prefettura e Municipio con tutti i diritti che la cittadinanza romana comportava. Come qualche storico riferisce furono innalzate le mura a difesa della città. Fu abbellita di edifici, monumenti e statue, che le guerre, lo scorrere dei tempi, l’incuria o la stoltezza degli uomini hanno mandato in rovina, anche se negli ultimi decenni sono stati ritrovati numerosi reperti custoditi in vari musei, per esempio la celebre statua di Marte che si trova a Roma, a Villa Torlonia che fu rinvenuta nel 1744 nella zona che ancora oggi si chiama Colle Marte[10].

 

 

Età medievale

Frosinone fu più volte distrutta durante le invasioni barbariche, e rimase sempre dipendente dalla Roma papale; la sua funzione era principalmente agricola e militare: la rocca respinse, tra l'altro, i tentativi di espansione dei Conti de Ceccano.

Nel duecento saranno gli anagnini a tentare di imporre il loro dominio, ma Frosinone aveva dalla propria l'appoggio papale, che rese inoffensivi i nobili di Anagni. Dal XIII secolo fu saltuariamente sede del rettore di Campagna e Marittima, assieme ad altre città della provincia pontificia come Ferentino, Anagni e Priverno. Agli inizi del XIV secolo la città strinse un'alleanza con la vicina e potente Alatri, impegnandosi ad intervenire con propri rappresentanti al "parlamento" alatrense e a partecipare alle spedizioni belliche dell'alleato, mantenendo le proprie insegne. La città dovette subire un disastroso terremoto nel 1350.

 

 

Età moderna

Nel Cinquecento fu devastata dai Lanzichenecchi, che vi portarono la peste, immediatamente seguiti da truppe francesi e fiorentine, contestualmente al Sacco di Roma. La rocca, distrutta, venne ricostruita; per alcuni il portale principale sarebbe stato disegnato da Michelangelo. Nuove distruzioni si ebbero con l'occupazione da parte degli spagnoli in guerra controPaolo IV nel 1556: la sua rocca era strategicamente rilevante per il controllo di tutta la valle del Sacco e per la difesa di Roma.

A seguito del trattato di Cave (1557) la residenza dei governatori pontifici della provincia di Campagna e Marittima fu fissata definitivamente a Frosinone; la Campagna e Marittima prenderà poi il nome di Delegazione di Frosinone. Tra il Seicento e l'Ottocento la città conobbe un significativo incremento demografico, passando da meno di duemila abitanti alla metà del Seicento agli oltre diecimila del primo censimento dello Stato italiano. Contemporaneamente si ebbe uno sviluppo architettonico e urbanistico, con la costruzione o ristrutturazione di monumenti e luoghi di culto, e nell'Ottocento la realizzazione di nuove importanti arterie stradali, su tutte la via Nova (attuale Corso della Repubblica) e viale Roma, nuovo accesso alla città.

Degno di nota fu l’atteggiamento della popolazione frusinate durante l’occupazione francese e la Repubblica Romana, alla quale comunque aderirono due frusinati, Giuseppe De Matthaeis e Luigi Angeloni, che divennero Tribuni della Repubblica: la popolazione, intorno al 1798 si ribellò ai soprusi delle truppe francesi e per questo motivo la città venne messa a ferro e fuoco e saccheggiata (la rivolta antifrancese riecheggia ancora oggi attraverso la Festa della Radeca, il Carnevale frusinate).

 

 

Età contemporanea

Papa Pio IX in visita a Frosinone, 14 maggio 1863

In occasione del viaggio di Pio IX in Ciociaria (13-20 maggio 1863) con il treno, furono fatti solenni festeggiamenti, che si conclusero con la benedizione del pontefice dal balcone della Prefettura. Durante questa visita il papa promise un finanziamento straordinario per la costruzione di un acquedotto destinato a portare acqua corrente in città per mezzo di una pompa idraulica, acquedotto portato a termine e inaugurato l'8 dicembre 1869.

Frosinone fu testimone nel 1867 della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la Colonna Nicotera. Di rilievo lo scontro con i garibaldini a Monte San Giovanni Campano. Nel Museo nazionale di Mentana sono conservati i cimeli della "Vendita" Carbonara "Nicola Ricciotti" patriota mazziniano.

Frosinone fu sottratta allo Stato Pontificio e ufficialmente annessa al Regno d'Italia il 17 settembre 1870, tre giorni prima di Porta Pia. Ma il secolare dominio pontificio sulla città terminò già dalla sera del 12 settembre con la fuga dell'ultimo delegato apostolico, il monsignore Pietro Lasagni, allorquando le truppe italiane bivaccavano ancora lungo la Casilina, nel territorio di Ripi in attesa di riprendere la marcia verso Frosinone.[11]

Nella seconda metà dell'800 l'abitato della città era quasi del tutto racchiuso all'interno dell'antica cerchia muraria della "cittadella" medievale, così come era stato più volte ricostruito dopo le varie devastazioni subite da armate tedesche e spagnole nel XVI secolo e dai francesi sul finire del '700.[12] La cittadella stando alla descrizione dello studioso di storia locale Vittorio Valle, "era delimitata da un muro di cinta che aveva tre capisaldi, la Porta Romana o della Valle, la porta di Campania o Napoletana (oggi Porta Campagiorni) e la Rocca, ora sede della Prefettura."[13]

Dopo l’unificazione nazionale la città, divenuta capoluogo dell'omonimo circondario in provincia di Roma, conobbe un rinnovamento edilizio e un abbellimento architettonico dell’abitato, come testimoniano gli edifici tardo ottocenteschi e umbertini dell’attuale centro storico. La città divenne sede degli uffici della sottoprefettura e del distretto militare; dal 1863) era servita dalla stazione ferroviaria statale, alla quale si aggiungerà poi quella della ferrovia vicinale (la Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone).

Nel 1871 Domenico Diamanti divenne il primo sindaco della città dopo l'Unità d'Italia; questi si impegnò attivamente nell'ammodernamento e nel risanamento della città, allora conosciuta come una delle più arretrate d'Italia. Si provvide come detto al rinnovamento edilizio, alla sistemazione delle strade, delle piazze e all'illuminazione del centro urbano. Nel 1874 fu costruita una fila di prefabbricati di oltre 300 metri nota come "palazzata Berardi" destinata a rispondere alle esigenze abitative per impiegati e militari del neonato stato. Al centro della struttura sorse il Teatro Isabella, che fu successivamente chiamato Politeama e poi Cinema-Teatro Excelsior, ancora oggi presente sebbene inattivo.[14]. Nel giugno del 1873 Urbano Rattazzi, allora presidente del Consiglio dei ministri morì improvvisamente a Frosinone mentre si trovava ospite di un amico. Per quell'occasione giunsero in città numerosi politici e funzionari del Re.

Prima foto aerea di Frosinone datata 17 settembre 1925

Al tempo della prima guerra mondiale Frosinone contava circa 12.000 abitanti, disseminati per la campagna in frazioni, in piccoli villaggi, o case sparse, dediti principalmente all’agricoltura. Una parte più esigua di abitanti risiedeva nel centro storico impiegata nei vari uffici della sottoprefettura, del Comune e delle altre amministrazioni tra le quali il Distretto militare. C’era anche una discreta attività artigianale e commerciale. Più modesta risultava l’attività industriale con la presenza di mulini lungo il corso del fiume Cosa, pastifici e tipografie.

Frosinone rimase sede di sottoprefettura dal 1871 al 1926. Nel 1927, nel quadro di una generale riorganizzazione amministrativa, venne istituita dal regime fascista la provincia di Frosinone, sottraendo comuni alle province di Roma eCaserta. Furono ampliati gli uffici esistenti, se ne crearono di nuovi, e furono trasferiti in città un gran numero di dipendenti statali, soprattutto da Caserta.

Frosinone conobbe quindi un nuovo sviluppo demografico, economico e sociale. In questo periodo furono inoltre realizzati numerosi nuovi edifici pubblici, tra questi il Palazzo della provincia e quello della Camera di Commercio. Nel 1926 era terminato l'imponente edificio "Pietro Tiravanti" sede delle scuole elementari.

Il centro storico di Frosinone devastato dai bombardamenti della II Guerra Mondiale

Le ultime distruzioni saranno inflitte alla città durante la seconda guerra mondiale, con 56 bombardamenti alleati protrattisi dall’11 settembre 1943 a tutto maggio 1944. Durante quell'infelice periodo tutti gli uffici pubblici vengono trasferiti temporaneamente a Fiuggi che godeva di una relativa tranquillità. È il 31 maggio del 1944 quando finalmente i primi alleati entrano a Frosinone. Si tratta dei soldati canadesi appartenenti al Loyal Edmonton Regiment, i quali trovano la città completamente distrutta e abbandonata. Alla fine della guerra Frosinone risulta il capoluogo di provincia più devastato in rapporto al numero di abitanti e al patrimonio edilizio[15]. Un censimento dell’anno successivo registrò 3.050 vani completamente distrutti, 4.880 gravemente danneggiati, ben 8.500 persone rimasero senza tetto, praticamente la totalità degli abitanti della parte alta di Frosinone. Centinaia furono i morti e i feriti.

 

 

Dal dopoguerra ad oggi

Dalla ricostruzione si creano le premesse per il processo di trasformazione del sistema produttivo, che da prevalentemente agricolo diventa industriale e poi terziario. Durante il decennio '50-'60 l'andamento socio-economico di Frosinone segue e conferma le tendenze già riscontrate nell’immediato dopoguerra: un'inesorabile flessione del settore agricolo (9% degli occupati), un modesto incremento dell'industria (36%) e una significativa ascesa delle attività terziarie, che complessivamente (commercio, servizi e pubblica amministrazione) occupano il 54% della forza-lavoro.

Piazzale De Matthaeis con il grattacielo Edera da poco ultimato (anni 1970 circa)

Continua l'opera di ricostruzione con alcuni rifacimenti fondamentali (palazzi della Prefettura, della Banca d'Italia, di Giustizia, della Camera di Commercio e delle Poste e Telecomunicazioni,) e la creazione di opere come l'Ospedale Civile, le case popolari, l'ampliamento della rete stradale urbana ed extraurbana, l'allacciamento idrico con gli insediamenti rurali e la costruzione del Grattacielo Edera.

È in questo quadro generale che si avvia il processo di industrializzazione. I due elementi propulsivi risultano la realizzazione nel 1962 del tratto autostradale Roma-Napoli e l'istituzione nello stesso anno del Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. L'arteria autostradale, che attraversa longitudinalmente tutta la valle, contribuisce in maniera definitiva a rompere l'isolamento del capoluogo e dell'intera provincia, che fino ad allora si avvaleva per i collegamenti interregionali dell'antica via Casilina o del poco funzionale tratto ferroviario Roma-Napoli, all'epoca non ancora elettrificato. Dalla crescita dell'economia negli ultimi decenni dipende in buona parte la Frosinone di oggi: di fatto, il capoluogo ciociaro presenta attualmente un aspetto in prevalenza moderno di centro industriale e commerciale, mostrando però uno sviluppo urbanistico disordinato e irrazionale dovuto alla mancanza di un piano regolatore e alla forte speculazione edilizia diffusasi già dagli anni '60.

 

 

Simboli

Frosinone-Stemma.png

Riguardo allo stemma della città lo statuto comunale recita espressamente:

  « Il comune di Frosinone ha proprio stemma e proprio gonfalone contraddistinti da un leone rampante color naturale con lingua color rosso uscente dalla bocca, fondo dello scudo color rosso, attraversato da una fascia trasversale color azzurro con la scritta "Bellator Frusino" in oro, corona e contorno dello scudo color del bronzo, cinque gemme sulla fascia della corona »
 

(Regio decreto del 25 Gennaio 1943[16])

 

 

Onorificenze

Medaglia di bronzo al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al merito civile
 

«Frosinone, città semidistrutta dai ripetuti bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, presto risorta dalle sue rovine per le virtú civili e la laboriositá dei suoi cittadini»
— Frosinone - 26 novembre 2004

 

 

Monumenti e luoghi d'interesse 

Architetture religiose

La Cattedrale di Frosinone, dedicata a Santa Maria Assunta

Cattedrale di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è stata ampiamente rimaneggiata nel XVIII secolo rifacendosi a Sant'Andrea della Valle a Roma. Presenta un campanile romanico, alto 62 metri[17], a tre ordini di finestre bifore. Tra le opere d'arte conservate nel luogo sacro vi è una Madonna con Sant'Anna, San Giovannino e angeli del Sementi. La chiesa è Cattedrale dal 1986, anno di istituzione della diocesi.

La Chiesa di San Benedetto, nel centro storico della città

Chiesa abbaziale di San Benedetto

Eretta nel 1134, la chiesa abbaziale di San Benedetto che è anche la più antica Pinacoteca della città, è stata ricostruita tra il 1750 e il 1797 in forme tardobarocche, con un tiburio ottagonale e una facciata a dueordini sovrapposti; rimasta indenne alle distruzioni belliche, conserva al suo interno pregevoli tele datate tra il XVII e il XIX secolo. L'interno della chiesa presenta una navata unica, con cappelle laterali intercomunicanti, coperta con una volta a botte costolonata, stuccata e lunettata in corrispondenza di ogni finestra. All'interno della Chiesa si conserva il quadro della Madonna del Buon Consiglio di autore locale ignoto, al quale è legato un prodigio che sarebbe avvenuto il 10 luglio del 1796: mentre alcune donne erano riunite per il rosario davanti al dipinto "la Madonna apriva gli occhi e guardava i fedeli, poi il viso diveniva colore vermiglio. Alle volte l'occhio sinistro che guardava il Bambino si velava di pianto"[18]. Tra le altre tele presenti spicca quella dedicata a San Gregorio Magno realizzata dal pittore locale Mascetti nel 1899 ricopiando un affresco del pittore Gagliardi Roma. L'altare, adornato da stucchi barocchi, è dedicato alla famiglia Kambo. Sotto l'altare sono custodite e visibili le spoglie in un martire della cristianità. Salendo sul piccolo campanile si possono ammirare due campane dell'antica fabbrica settecentesca dei Cacciavillani e la campana, anch'essa settecentesca, dell'antica sede comunale oggi ufficio postale con l'antico stemma della città di Frosinone.

Il Santuario della Madonna della Neve con la fontana in un'immagine d'epoca

Santuario della Madonna della Neve

Il Santuario della Madonna della Neve fu costruito come cappella rurale sul finire del Seicento nel luogo di un evento miracoloso, avvenuto il 10 maggio 1685 e noto come "Sudorazione della Madonna" che si sarebbe verificato nella già esistente chiesetta risalente al 1586. In poco più di un anno la chiesa fu ultimata in tutte le sue parti, sagrestia e companile compresi, e fu provveduta di tutti gli arredi sacri. L'8 maggio 1678, quarta domenica dopo Pasqua, fu solennemente consacrata. Il Santuario ha in seguito ospitato una comunità di religiosi.

Nella chiesa un affresco del XVI secolo rappresenta la Madonna della Neve con i santi Ormisda e Silverio. Vi è poi una pala di Filippo Balbi raffigurante la Madonna della Cintura. La chiesa originaria fu più volte saccheggiata nel corso della storia e subì anche gravi danneggiamenti durante i bombardament aerei a tal punto da essere demolita e ricostruita negli anni '50.

Chiesa di San Magno o della Madonna della Delibera

La Chiesa di San Magno, o della Madonna della Delibera, risale al IX secolo, ma l'aspetto attuale si deve in parte al restauro del 1747. A pianta ottagonale, al suo interno custodisce affreschi raffiguranti la Vergine Maria, il Bambino e San Magno adorante, San Tommaso d'Aquino e San Biagio, San Bernardino da Siena e San Luigi Gonzaga. Notevole è la pala d'altare affrescata raffigurante san Magno con sant'Ormisda. Tra i due santi l'ignoto autore dell'opera ha raffigurato la città di Frosinone, con la Rocca e le torri presenti all'epoca.

La chiesa della Santissima Annunziata

Chiesa della Santissima Annunziata

La Chiesa della Santissima Annunziata, sede sin dal 1785 di una delle parrocchie della città, fu distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, e pertanto ricostruita negli anni cinquanta. Nel 1984 subì ingenti danni a seguito di un terremoto, tornando fruibile solamente nel 2000.

Chiesa di Santa Lucia

Chiesa di Santa Lucia

Una chiesa con questo nome venne edificata nel XVI secolo per volere del vescovo Ennio Filonardi, per la sepoltura deicondannati a morte, nel luogo dove poi sarebbe sorto il palazzo della Banca d'Italia. Nel 1840 fu ricostruita sull'attuale Corso della Repubblica in forme neoclassiche.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie o di San Gerardo

La chiesa di Santa Maria delle Grazie fu eretta nel corso del XVIII secolo per volere dei vescovi di Veroli De Zaulis e De Tartagnis nel luogo dove si trovava una piccola omonima cona e la Chiesa di San Lorenzo. La chiesa, a navata unica, presenta varie cappelle laterali e un prezioso affresco del XIV secolo, posto dietro l'altare centrale, raffigurante la Madonna che allatta il Bambino, tipica immagine di devozione popolare nonché unico frammento dell'antico edificio di San Lorenzo. Nel giugno del 1776 la custodia della Chiesa fu affidata ai padri redentoristi e al culto della Madonna delle Grazie venne associata la devozione per San Gerardo Maiella. La festa del santo, l'ultima domenica di settembre, richiama ogni anno migliaia di fedeli. San Clemente Maria Hofbauer visse per un certo tempo nella annessa casa religiosa fondata da Sant'Alfonso e in questa Chiesa celebrò la sua prima Santa Messa. È ancora oggi officiata dai padri redentoristi che hanno in questo santuario una loro casa.

 

 

Architetture civili

Palazzo del Governo

Il Palazzo del Governo come appariva prima della seconda guerra mondiale

Collocato nel luogo della rocca cinquecentesca di Frosinone, il palazzo attualmente sede della prefettura di Frosinone venne edificato a partire dal 1825 come sede della Delegazione apostolica di Frosinone su progetto dell'architetto Mazzarini e i lavori, eseguiti dall'architettoAntonio Sarti, terminarono nel 1840. Della rocca mantenne il portale, il cui disegno era attribuito dalla tradizione orale al Michelangelo.

L'edificio rimase danneggiato dal terremoto del 1915, da un incendio nel 1927 e soprattutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra acquisì l'aspetto attuale, mantenendo essenzialmente la struttura complessiva, con quattro piani e una loggia centrale all'altezza del piano nobile sostenuta da sei colonne doriche, ma privato della torretta dell'orologio che lo coronava. Al suo interno sono presenti arredi provenienti dalla reggia di Caserta.

 

Palazzo della Provincia

Il Palazzo della provincia

Il palazzo, sede dell'amministrazione provinciale di Frosinone, è stato realizzato tra il1930 e il 1933 in stile neoclassico – ma con struttura in cemento armato – su progetto dell'architetto Giovanni Jacobucci[19]. Secondo le intenzioni l'inaugurazione del Palazzo sarebbe dovuta avvenire il 28 ottobre del 1932, in occasione del decennale della marcia su Roma, ma i lavori furono ultimati l'anno dopo[20].

Nell'atrio del palazzo è collocata la statua bronzea della Danzatrice: quest'opera del primo Novecento di Amleto Cataldi - scultore originario di Roccasecca e Castrocielo la cui produzione si sviluppò principalmente a Roma - è stata riportata in Italia dagli Stati Uniti, dove si trovava dagli anni venti, nel 2010; Auguste Rodin ebbe modo di ammirare la scultura in un'esposizione a Parigi e ne sottolineò «la ritmica armonia e il silenzio attivo»[21][22][23].

Dall'atrio, una scala monumentale conduce ai piani superiori e al salone di rappresentanza. Nel palazzo sono conservate anche opere d'arte di Umberto Mastroianni, di Renato Guttuso, del Cavalier d'Arpino, di Aldo Turchiaro e Giovanni Colacicchi.

 

Palazzo Pietro Tiravanti

Uno scorcio del Tiravanti

Questo imponente edificio fu realizzato come sede delle scuole elementari, su progetto dell'ingegner Edgardo Vivoli, «sullo sperone verdeggiante del colle Belvedere in vista della ridente pianura»[24] e fu dedicato alla Medaglia d'oro Pietro Tiravanti, caduto in Libia nel corso della prima guerra mondiale. Di architettura classica, è stato uno dei primi palazzi in Italia di queste dimensioni ad essere costruito incemento armato antisismico; l'opera, pensata fin dal 1871, fu resa possibile grazie ai finanziamenti giunti a seguito del terremoto della Marsica del 1915: iniziata a gennaio 1925, vide la sua ultimazione il 15 giugno 1929[25].

Il palazzo si sviluppa su 4 piani negli avancorpi laterali e 3 piani nella parte centrale, con 52 vani, 14 corridoi e 2 vani scala; per le sue dimensioni, che lo rendono inconfondibile nel panorama cittadino, il Tiravanti è noto in città anche come l'"Edificio"[25].

Un progetto di recupero conservativo del palazzo, voluto dall'amministrazione comunale, è stato finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena[25].

 

Grattacielo L'Edera

Il Grattacielo Edera

Realizzato negli anni settanta, sotto la spinta dell'espansione economica ed urbanistica, il grattacielo Edera rappresentò allora non soltanto un importante esempio di iniziativa imprenditoriale privata, ma anche, al di fuori di Roma, un'avanguardia dell'edilizia di tutta l'Italia centro-meridionale. Il grattacielo è alto 90m, ed è uno dei più alti del Lazio.

 

Palazzo della Banca d'Italia

Costruito a partire dal 1854 sul sito dell'antica chiesa di Santa Lucia, il palazzo, che fino alla chiusura, il 10 ottobre 2008, ha ospitato gli uffici della Banca d'Italia, fu fino alla seconda guerra mondiale la caserma dei reali carabinieri. In precedenza era stato anche sede dei gendarmi pontifici.

Monumento a Nicola Ricciotti

Monumento a Nicola Ricciotti

In Piazza della Libertà, davanti al Palazzo del Governo, si trova il monumento dedicato a Nicola Ricciotti, patriota frusinate morto nel 1844 in Calabria insieme ai fratelli Bandiera, e a tutti i martiri ciociari del libero pensiero e del Risorgimento. L'opera inbronzo, realizzata dal celebre scultore ciociaro Ernesto Biondi, fu inaugurata nel 1910 e oltre a Ricciotti raffigura fra gli altriPietro Sterbini, Luigi Angeloni, Francesco Arquati, Sisto Vinciguerra e Aonio Paleario.

Monumento ai Caduti

Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre di Frosinone è un'opera in acciaio dello scultore Umberto Mastroianni, che lo ideò nel 1970. Il monumento si trova nel Piazzale della Pace, dove fu collocato nel 1977. Recentemente alcune associazioni culturali e diversi cittadini chiedono che il monumento sia trasferito in un luogo più idoneo all'importanze del monumento, che versa in condizioni di degrado e abbandono.

La Fontana Livio de Carolis in Piazza della Madonna della Neve

Fontana Livio de Carolis

Nella piazza della Madonna della Neve è collocata la fontana realizzata dall'architetto Alessandro Specchi nel 1711, per volere del marchese Livio de Carolis, Generale delle Poste pontificie.

La fontana presenta alcune analogie con una precedente opera dello Specchi, la fontana Clementina nello scomparso porto di Ripetta aRoma. È costituita da una vasca con bacino quadrilobato. Ai lati della vasca sono erette due colonne sormontate da sfere marmoree.

Fontana Bussi

Fontana Bussi e Ponte della Fontana

Il sito si trova sotto il viadotto di Viale Roma non distante dal sito dell'anfiteatro romano ma sulla sponda opposta del fiume. Secondo vari studiosi locali, la fontana aveva origini molto remote e la sua collocazione originaria è certamente molto antica tanto da essere ritenuta tra le costruzioni più antiche della città, anche se dell'opera originaria non è rimasto nulla e la fontana attuale, nota come Fontana Bussi, dal nome del governatore dell'epoca Giovanni Battista Bussi de Pretis, è un'opera del 1774.

La prova dell'esistenza di un'antica fontana è però data dal ritrovamento di un cippo lapideo che riporta una iscrizione parziale, composta su tre righe, rinvenuto durante alcuni lavori di scavo. L’incisione sulla vecchia pietra, sprofondata nel terreno, risulta volutamente cancellata a colpi di scalpello e solo alcuni frammenti sono rimasti leggibili, avvolgendo nel mistero l'antica opera. La datazione storiografica del cippo fa ritenere che il fontanile è da collocarsi nel periodo di Gaio Mario, tra il 104 e nel 101 a.C.[26] È stata anche avanzata l'ipotesi che la scritta sull’antico pietra potrebbe essere stata cancellata volutamente dai cittadini frusinati perché in contrasto con il dominio romano nel corso di alcuni momenti storici[27].

Il ponte adiacente alla fontana e pertanto noto come "Ponte della Fontana" venne costruito nel 1665 sulla parte di struttura rimanente di un più antico ponte romano che forniva l'attraversamento del fiume Cosa all'antica via Latina (antica via romana che collegava il Lazio alla Campania, oggi via Casilina). Il ponte fu distrutto da una piena nel settembre 1773, per essere ricostruito l'anno seguente dai cittadini frusinati, assieme alla Fontana Bussi oggi presente, come è testimoniato dall’epigrafe commemorativa murata sul fronte dello stesso fontanile.

Monumento al Tenente Simm

Inaugurato il 31 maggio 2009, in corrispondente del 65º anniversario della Liberazione, si tratta di un cippo commemorativo a ricordo del Tenente Everett M. Simm, del Royal Edmonton Regiment, primo militare delle forze alleate, canadese, morto nella liberazione della città di Frosinone dall'occupazione Nazista.[28] Il cippo è stato eretto in Corso delle Repubblica, all’altezza della “curva Zallocco”, proprio nel luogo dove Simm venne ucciso da un cecchino tedesco e dove venne seppellito, nel giardino antistante il cinema Excelsior. Alla cerimonia d'inaugurazione hanno preso parte anche sei reduci dell'esercito canadese arrivati in città a bordo di due jeep, provenienti da viale Napoli, proprio come accaduto sessantacinque anni prima.[29]

 

 

Siti archeologici

Anfiteatro romano

Le rovine di un anfiteatro romano, edificato tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo, sono ai piedi del colle su cui oggi sorge il centro storico della città, nei pressi del fiume Cosa. L'ipotesi che a Frosinone vi fosse un anfiteatro, venne formulata nei primi anni del 1800 da Giuseppe De Matthaeis, il quale in un suo saggio storico dedicato alla città cita alcuni documenti medievali nei quali compaiono espressioni come "juxta amphitheatrum Frusinonis" e "cum amphitheatrum"[30], ma il sito esatto fu individuato solamente nel 1965. La parte del monumento romano lasciata in vista tra i pilastri del soprastante palazzo novecentesco è oggi visitabile. Un plastico ricostruttivo del monumento è invece esposto nel Museo Archeologico di Frosinone.

L'edificio, a pianta ellittica, presentava alle estremità del suo asse maggiore di circa 80 m gli ingressi principali all'arena che si presume dovesse avere unico ordine di gradinate, arrivando a contenere circa 2000 spettatori. Nelle adiacenze di questo sito archeologico è possibile visitare la località Ponte della fontana in cui si possono ammirare l'antico ponte e il fontanile dai quali deriva il nome dell'area. Accanto all'antico ponte della fontana si trova un ponte più moderno inaugurato nel 1870, che ancora oggi da viabilità ad una delle principali strade che portano alla parte alta della città.

Terme romane

Nel 2007 alcuni scavi nei pressi di piazza De Matthaeis, hanno portato alla luce un vasto settore di un impianto termale databile tra la fine del III e del IV sec. d.C., prospiciente un tracciato viario antico. Dalle indagini archeologiche, ancora in corso, sono emerse anche alcune strutture murarie, mosaici e suppellettili che fanno ritenere un’occupazione dell’area fra il III ed il I secolo a.C., con almeno una struttura abitativa di tipo rustico ed altre di non chiara definizione.

Tomba Sant'Angelo

La cosiddetta Tomba Sant'Angelo è un monumento funerario del II secolo che si trova in località Sant'Angelo, a nord-est del centro cittadino. A pianta quasi quadrata (5,20 x 4,75 m.), è costruita in opera laterizia ed è coperta da una volta a crociera. L’accesso alla tomba, è situato sul lato sud e conserva ancora la soglia, e l’architrave in blocchi di calcare compatto. Nella facciata, al di sopra dell’ingresso, si aprono due strette finestre, tra le quali doveva situarsi l’iscrizione con il nome del defunto o dei defunti sepolti nella tomba. All'interno, gli intonaci con tracce di pitture sono in parte di epoca medievale, quando il monumento fu riutilizzato come luogo di culto. La tomba Sant’Angelo rientra nella serie dei sepolcri romani cosiddetti “a camera” o “a celle”, tipo di costruzione si diffonde a partire dal II secolo. d.C.[31].

 

 

Aree naturali

Non ha trovato finora realizzazione il progetto di un parco lungo il fiume Cosa, che renderebbe fruibili circa cinque chilometri di sponde nel centro della città[32].

Nell'area urbana di Frosinone sono presenti all'incirca quattromila alberi: le specie maggiormente presenti sono le varietà di tiglio e il platano comune; di particolare pregio sono gli esemplari di platano di viale Roma[33].

Villa Comunale

La Villa Comunale di Frosinone

Nella parte bassa della città, la Villa Comunale "Contessa De Matthaeis" inaugurata nel 2002 dopo un accurato restauro è il parco cittadino di maggiore estensione. L'entrata al parco è caratterizzata da una tipica sistemazione a giardino all'italiana, composta da lunghe siepi e da alberi appartenenti a varie specie, organizzati in aiuole circolari. Sul retro della villa comunale si sviluppa un ampio prato che fa da sfondo all'intera area. Una parte rilevante del parco è stata sistemata a bosco misto composto da Querce, Aceri e Carpini, dove è possibile svolgere attività sportive.

Parco delle Colline

Uno scorcio del Parco delle Colline

Inaugurato nel 2007 e sviluppato in un'area collinare, Il Parco delle Colline ha un'estensione terrazzata di circa 1 ettaro. All'interno vi è un'area archeologica e uno spazio per bambini. In passato nella zona venivano svolte da parte degli artigiani del luogo attività di produzioni di funi e per questo l’area veniva chiamata “dei funari”. È stato pertanto realizzato un camminamento che riproduce l’antico sentiero percorso dai costruttori dei funi e denominato “Sentiero dei Funari”. All'interno del parco è situata la statua della Madonna del Rosario, realizzata dallo scultore ciociaro Tommaso Gismondi. Tutti gli interventi effettuati, hanno pienamente rispettato le prescrizioni previste dal decreto del 17 luglio 1998 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali; sono stati infatti eseguiti con tecniche agronomiche e di ingegneria naturalistica mentre i materiali utilizzati hanno riguardato l’utilizzo di materiali cosiddetti vivi come: talee, arbusti, alberi, e materiali organici inerti (brecciolini, pali, tela). Il patrimonio arboreo è costituito da circa 1.500 soggetti fra piante annuali, perenni, arbusti e alberi. Dal 2010, in agosto, il Parco ospita il festival musicale "delle Colline" al quale partecipano artisti internazionali.

Parco dei Nonni 

Il Parco dei Nonni, realizzato nel 2010, copre un'area di circa duemila m² sita in via Portogallo (quartiere di Selvapiana). Il nome del parco fa riferimento alla presenza di attrezzature per attività ginniche per gli anziani, ai quali l'area verde, tra le prime in Italia, è in particolare rivolta; il parco è pensato comunque per essere fruibile da tutte le fasce d'età e dispone tra l'altro di un'area didattica, situata al confine con la vicina scuola materna, pensata per introdurre i bambini alla conoscenza delle piante[34].

Giardino dei Cinque sensi

Il Giardino dei Cinque sensi di Corso Lazio è stato realizzato nell'ambito della riqualificazione della zona residenziale di Colle Timio ed è stato inaugurato nel 2011. L'idea alla base del progetto del giardino è, come suggerito dal nome, quella di uno spazio in continua evoluzione che stimoli tutti i cinque sensi e inviti alla socializzazione: il visitatore percorrendo il giardino scopre, una per volta, cinque aree dedicate ognuna ad un senso diverso[35].

Laghetto di Maniano 

Situato nella frazione di Maniano, questo laghetto nell'antichità era di proprietà del vescovo di Veroli, Giovanni, che il 9 giugno 959 concesse la tenuta del lago in enfiteusi al console e duca di Campagna, Loffredo.[36] In un documento della Delegazione Apostolica di Frosinone risalente al 1854 viene riportato un permesso di pesca nel laghetto di S.Angelo in contrada Maniano. Il lago, oggi in condizioni di degrado, era utilizzato in passato daii contadini per lavare la "ramiccia", la gramigna che avevano vangato via dai campi, per liberarla dalla terra e darla da mangiare come foraggio agli animali. Il lago, nel passato, era fonte di ricchezza per la popolazione, utilizzato per la pesca, per innaffiare i campi, per lavare i panni e per farsi il bagno.[37]

Le Fontanelle 

Nella zona detta delle Fontanelle è stata decisa dall'amministrazione comunale la realizzazione di un parco pubblico, per la quale è stato indetto il bando per la gara d'appalto[38]. L'area così identificata è situata a ridosso delle Vie Mola Vecchia e Ciamarra, nella parte bassa della città e si estende per oltre due ettari, da poco oltre lo Stadio Comunale situato lungo Via Mola Vecchia, fino al confine con il fiume Cosa e con il Fosso Rio lungo Via Ciamarra. I terreni per circa 18.000 m² sono tutti di proprietà comunale, oltre 8.000 m² situati a lato ed a monte dell'antico fontanile[39] che dà nome ai luoghi; altri 10.000 m². sono situati, spalle al fiume, tra Via Mola Vecchia e Via Ciamarra ed il corso del fiume stesso; altri ancora, lungo la Via Ciamarra tra le Fontanelle e la chiesetta della Madonnina della Quercia.

L'amministrazione comunale di Frosinone acquistò i 10.000 m² di terreno di cui sopra nel 1997 con l'obiettivo di riqualificare l'intera area sia dal punto di vista urbanistico che ambientale. Si rilevò infatti che l'accesso sia alla parte bassa della città (Viale Mazzini e Via Aldo Moro) che a quella alta (Via Firenze), cioè ai tanti uffici ed istituzioni e strutture pubbliche presenti, non poteva più rimanere quello attuale caratterizzato da un incrocio angusto e sezioni stradali inadeguate e pericolose sia per la circolazione veicolare che pedonale, in quanto prive anche di marciapiede. La riqualificazione doveva riguardare anche l'ambiente circostante, al momento fortemente degradato, ma potenzialmente di pregio perché situato lungo il fiume Cosa, attorno al fontanile, in un'area ricca di sorgenti, già destinata a verde pubblico dallo strumento urbanistico vigente. Negli atti deliberativi si evidenziò che «la realizzazione del Parco delle Fontanelle avrebbe costituito il volano per la futura realizzazione del Parco del Fiume Cosa». Sono stati portati a compimento l'allargamento dei ponti in Via Ciamarra, uno sul fiume Cosa ed un altro sul Fosso Rio che hanno contribuito a migliorare sensibilmente la circolazione veicolare in quei tratti, unitamente al parziale allargamento della Via Ciamarra nel tratto dalle Fontanelle al ponte sul fiume Cosa.

Veduta di Frosinone dalla via Belvedere
FONTE DELLA RICERCA:  wikipedia

 

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Città/Zona: Frosinone

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